Aprire una società online in Italia: chi sono i founder e quali imprese nascono in digitale

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Costituire una società senza riunire tutti i soci nella stessa stanza è possibile anche in Italia. Da dicembre 2021 le società a responsabilità limitata possono nascere con un atto notarile stipulato in videoconferenza, e da novembre 2022 la stessa possibilità vale per le Srl semplificate. Rispetto al totale delle nuove società il canale resta minoritario, ma i dati disponibili indicano un interesse in crescita e un fenomeno che attraversa settori molto diversi, dal software al commercio fino all’edilizia.

Un’analisi di LexDo.it, piattaforma di servizi per la costituzione e la gestione di società online, su circa 2.000 società costituite attraverso il proprio servizio nel 2025 aiuta a mettere a fuoco chi sceglie il percorso digitale e quali imprese avvia. Sono i dati di un singolo operatore e non un censimento delle nuove imprese italiane: descrivono il profilo di chi usa questo canale, senza pretendere di rappresentare l’intero tessuto imprenditoriale.

Come funziona la costituzione a distanza

La possibilità è stata introdotta dal decreto legislativo 183 del 2021, che ha recepito la direttiva (UE) 2019/1151 sull’uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario. Riguarda Srl e Srl semplificate con sede in Italia e capitale conferito in denaro: chi vuole apportare beni, crediti o altri conferimenti diversi dal denaro deve seguire la procedura tradizionale.

Il notaio resta al centro del percorso. L’atto pubblico informatico viene stipulato attraverso una piattaforma gestita dal Consiglio nazionale del Notariato, con la partecipazione in videoconferenza di tutti i soci o soltanto di alcuni. I conferimenti si versano con bonifico sul conto corrente dedicato del notaio, mentre identificazione delle parti, verifica della loro volontà e controlli di legalità restano quelli previsti per l’atto in presenza. A cambiare è il luogo in cui soci e professionista si incontrano.

Prima della firma vanno definiti denominazione, sede, oggetto sociale, capitale, quote e regole di funzionamento. Per questo esistono modelli standard di atto costitutivo approvati dal ministero, che i soci possono adottare oppure sostituire con uno statuto su misura. Dopo la costituzione restano gli adempimenti necessari a rendere la società operativa, diversi a seconda del settore e del caso concreto: la firma è il primo tratto di un percorso più lungo.

L’età di chi sceglie il digitale

Nel campione analizzato da LexDo.it, il 51,4% delle persone coinvolte nelle costituzioni ha tra 25 e 44 anni e il 30,9% ha meno di 35 anni, con un’età media di 43,6 anni. Il canale digitale intercetta quindi una componente giovane dell’imprenditoria, senza esserne un’esclusiva: quasi metà delle persone si colloca fuori dalla fascia 25-44 anni.

Il dato sul genere mostra una distanza ancora ampia: il 71,6% delle persone analizzate è uomo, il 28,4% donna. Semplificare l’accesso a un servizio non basta, da solo, a riequilibrare differenze che dipendono da percorsi professionali, reti e accesso alle risorse. Il 13,3% delle persone coinvolte, inoltre, è nato all’estero.

Quanto al percorso precedente, il 36,9% proveniva dal lavoro dipendente, il 29,4% aveva già un’esperienza imprenditoriale e il 29,3% era in cerca di occupazione. La procedura interessa quindi sia chi avvia la prima attività sia chi ha già costituito o gestito un’impresa. Sono dati descrittivi: da soli non dicono quanto la possibilità di firmare a distanza abbia pesato sulla decisione di mettersi in proprio.

Dove hanno sede le nuove società

Le sedi delle società del campione si concentrano soprattutto in Lombardia, con quasi il 45% delle costituzioni analizzate, e nel Lazio, con oltre il 20%: insieme le due regioni superano il 64% del totale. Seguono Veneto ed Emilia-Romagna, entrambe al 5,6%, e il Piemonte, al 5,3%. Tra le regioni del Sud la quota più alta è quella della Sicilia, vicina al 4%, seguita da Puglia e Campania. Su base provinciale, Milano raccoglie da sola oltre un quinto delle costituzioni e Roma circa il 10%.

La sede della società e il luogo in cui vivono i soci non coincidono necessariamente. Firmare a distanza permette a persone che si trovano in città diverse, o all’estero, di partecipare allo stesso atto, e consente di collocare la sede dove si trovano clienti, servizi e reti professionali anche quando i soci vivono altrove. Quanto questa possibilità incida davvero sulle scelte territoriali, però, i dati disponibili non permettono ancora di misurarlo. La forte concentrazione nei due principali poli economici del Paese ricorda piuttosto che la firma a distanza non cancella il peso degli ecosistemi locali: clienti, professionisti, finanziatori e reti continuano a orientare la scelta di dove avviare un’impresa.

Non solo startup tecnologiche

Guardando all’attività descritta dai clienti al momento della costituzione, informatica e software pesano per il 25,8%; seguono commercio (10,8%), edilizia e costruzioni (7,6%) e consulenza (6,9%). La presenza di comparti tradizionali mostra che canale di costituzione e tipo di attività sono due piani distinti: aprire una società online non significa necessariamente creare un prodotto digitale.

Lo stesso vale per lo status di startup innovativa. Secondo l’analisi, le startup innovative sono circa un quarto delle società del campione, mentre le altre tre su quattro sono imprese senza questa qualifica. La procedura risponde quindi a esigenze di organizzazione e accessibilità comuni a imprese molto diverse.

Dopo la firma

Per chi deve costituire una società, evitare spostamenti e coordinare a distanza soci e professionisti può ridurre complessità e tempi. Costi e tempi effettivi dipendono però dalla struttura dell’operazione, dai professionisti coinvolti e dagli adempimenti richiesti: conviene confrontare le condizioni del proprio caso prima di scegliere.

La questione più ampia riguarda ciò che accade dopo la costituzione. Una società appena nata deve aprire rapporti bancari, gestire fisco e contabilità, ottenere eventuali autorizzazioni e dialogare con la pubblica amministrazione. La digitalizzazione produce un vantaggio duraturo quando questi passaggi sono collegati tra loro e semplificano la vita dell’impresa anche nei mesi successivi.

Il quadro normativo, intanto, è destinato a evolvere. La direttiva (UE) 2025/25, che amplia l’uso di strumenti digitali nel diritto societario, dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 31 luglio 2027, mentre a livello europeo è in discussione la proposta della Commissione per EU Inc., una forma societaria opzionale comune ai 27 Paesi. I dati di oggi descrivono una strada già praticata da founder e imprese di settori diversi; la sfida sarà renderla più conosciuta e accessibile senza perdere la qualità dei controlli e dell’assistenza di cui ha bisogno chi avvia un’attività.

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