Sito web e advertising: cosa controllare prima di affidarti a un professionista

Foto dell'autore

Affidare il tuo sito e le tue campagne pubblicitarie a un professionista del web può essere una scelta brillante: risparmi tempo, riduci errori tecnici, acceleri i risultati. Ma c’è un punto che molti scoprono solo quando è troppo tardi: nel digitale non conta solo “fare”, conta anche come vengono gestite proprietà, accessi, contratti e dati. Se queste basi sono fragili rischi di ritrovarti con un sito che non puoi amministrare, campagne che non puoi portare altrove, contenuti che non ti appartengono davvero, tracciamenti incompleti, costi che aumentano senza spiegazioni.

Questo articolo offre una guida pratica e semplice pensata per chi lavora con agenzie, freelance o consulenti. L’obiettivo è uno: farti arrivare preparato, con le domande giuste e una checklist chiara, così da trasformare il rapporto con il professionista in un investimento solido, verificabile e duraturo.

Dominio, hosting e proprietà degli asset

Partiamo dal tema che decide tutto: a chi è intestato il dominio (es. nomesito.it). Il dominio è la targa del tuo progetto online: se non è intestato a te o alla tua azienda, stai lavorando su una proprietà altrui.

Cosa controllare, in modo concreto:

  • Intestatario del dominio: deve essere il tuo nominativo o quello della tua società. Chiedi l’accesso completo al pannello registrar o una conferma scritta con i dati reali dell’intestatario.
  • Email di riferimento del dominio: deve essere una tua casella, non quella del fornitore. È la chiave per recuperi, rinnovi, trasferimenti.
  • Metodo di pagamento e rinnovo: chiarisci chi paga e quando. Un dominio scaduto significa sito giù, email ferme, reputazione a rischio.

Stesso discorso per l’hosting: anche se lo gestisce il professionista (ed è normale), tu devi sapere dove si trova, con quale piano, con quali credenziali di recupero e chi è il titolare del contratto. La gestione operativa può restare al fornitore ma la proprietà deve essere leggibile e trasferibile.

Poi ci sono gli “asset” che spesso vengono dimenticati: tema, plugin, immagini, font, licenze, template, file grafici, video, copy. Domanda secca: sono licenze intestate a te o licenze del fornitore? Se domani cambi partner vuoi evitare di dover ricomprare tutto o di ricevere richieste economiche per “sbloccare” ciò che credevi già tuo.

Accessi e credenziali: chi deve avere cosa

Un rapporto professionale sano si vede da una cosa: gli accessi sono gestiti in modo ordinato, tracciabile, revocabile. Se ti viene detto “non ti preoccupare, faccio tutto io”, accendi un faro. Non è una garanzia di qualità: potrebbe anche essere un segnale di dipendenza.

Per un sito WordPress, per esempio, dovresti avere:

  • Un utente amministratore intestato a te.
  • Accesso al pannello hosting .
  • Accesso a DNS e gestione dominio.
  • Un elenco dei plugin installati e delle loro funzioni.
  • Backup e modalità di ripristino: dove sono salvati, con che frequenza, chi li controlla.

Per i servizi esterni il principio è ancora più importante: l’account deve essere tuo, il professionista deve essere invitato come collaboratore con permessi adeguati.

Esempi:

  • Google Business Profile: proprietà tua, accesso al consulente.
  • GA4 (Google Analytics): proprietà tua, accesso al consulente.
  • Google Tag Manager: container tuo, accesso al consulente.
  • Search Console: proprietà tua, accesso al consulente.
  • Google Ads: account tuo, accesso al consulente (o MCC dell’agenzia collegato, ma con proprietà e fatturazione chiare).

Se l’account è creato “a nome dell’agenzia” e tu non hai controllo reale stai costruendo risultati su fondamenta che non ti appartengono.

Preventivo e contratto: cosa deve esserci scritto per non avere sorprese

Nel digitale le incomprensioni nascono da una frase: “Sì, certo, è compreso”. Un preventivo serio evita ambiguità e definisce confini.

Un documento professionale dovrebbe indicare:

  • Obiettivo del lavoro: cosa si intende ottenere (in termini di attività svolte, non promesse).
  • Ambito: cosa è incluso e cosa è escluso.
  • Deliverable: cosa ricevi, in quale formato, con quali scadenze (es. struttura pagine, copy, tracciamento, report, creatività, setup campagne, ottimizzazioni periodiche).
  • Tempi: milestone, data di avvio, tempi di consegna, gestione revisioni.
  • Revisioni incluse: quante e su cosa (testi, design, campagne, landing).
  • Gestione urgenze: come vengono trattate, con quali costi.
  • Criteri di pagamento: acconti, stati di avanzamento, rate.
  • Proprietà e handover: cosa succede a fine rapporto, come avviene la consegna di materiali e accessi.

Qui vale una regola semplice: se un punto “non è scritto”, esiste solo nella memoria di chi lo racconta. E la memoria, nei progetti, è un lusso che costa caro.

Dati, tracciamento e advertising: la parte che molti ignorano e poi pagano

Sito e campagne vivono di dati. Se tracci male, ottimizzi male. Se non sei proprietario dei dati, sei allo sbando.

Quando parti con advertising (Google Ads, Meta, LinkedIn), chiarisci questi aspetti:

  • Da dove arrivano i dati di conversione: moduli, chiamate, acquisti, WhatsApp, prenotazioni.
  • Chi configura gli eventi e dove: GA4, Tag Manager, pixel, conversion API, importazioni.
  • Quali KPI verranno monitorati: non solo click e impression ma contatti qualificati, costo per lead, tasso di conversione, qualità dei lead, ritorno sull’investimento quando possibile.
  • Frequenza dei report: settimanale, quindicinale, mensile; con quali metriche e con quali note operative.
  • Budget e fee: separa sempre budget pubblicitario (spesa sulle piattaforme) dal compenso del professionista.

Un passaggio utile, spesso sottovalutato, è chiedere una visione d’insieme del metodo di lavoro: come vengono definiti obiettivi, priorità, strumenti e come si coordinano sito, contenuti, SEO e campagne. Se vuoi un esempio concreto di progetti strutturati e di cosa guardare quando valuti un percorso digitale completo, puoi approfondire qui: progetti di web marketing.

C’è poi un tema delicato: privacy e consenso. Cookie banner, gestione consensi, modalità di consenso, informativa privacy, blocco preventivo degli script: non sono dettagli “da legale e basta”. Impattano direttamente sui dati che leggi in piattaforma e quindi sulle decisioni che prendi. Se il professionista minimizza, chiedi come ha gestito questi aspetti in altri progetti.

SEO e contenuti: come evitare lavori “di facciata”

Molti siti “belli” non portano risultati perché la struttura non è pensata per farsi trovare. Una SEO fatta bene non è una magia: è metodo, priorità, implementazione pulita.

Cosa dovresti pretendere, con semplicità:

  • Architettura chiara: menu, categorie, pagine servizio, gerarchie.
  • Ricerca delle keyword: almeno un documento con intenti, opportunità e priorità.
  • Ottimizzazione on-page: title, meta description, heading, URL, immagini, internal linking.
  • Contenuti con scopo: ogni pagina deve rispondere a una domanda reale dell’utente e avere una call to action coerente.
  • Misurazione: Search Console e GA4 configurati per leggere l’impatto delle modifiche.

Domanda molto pratica: “Alla fine mi consegni un documento con priorità e interventi eseguiti?” Se la risposta è vaga, rischi di pagare attività non verificabili.

Sicurezza, manutenzione e continuità operativa

Un sito non si “finisce”: si mantiene. Aggiornamenti, vulnerabilità, backup, monitoraggio uptime, ottimizzazione performance sono la differenza tra un progetto stabile e un problema ricorrente.

Chiedi:

  • Chi gestisce aggiornamenti di core, tema, plugin.
  • Che frequenza hanno i backup e dove vengono conservati.
  • Come si interviene in caso di sito compromesso.
  • Se esiste un piano di manutenzione con attività e costi chiari.
  • Chi controlla performance e caching, soprattutto se fai campagne (es. un sito lento brucia budget).

Qui entra anche l’email: se usi moduli di contatto o automazioni, serve una configurazione affidabile (SMTP, SPF/DKIM/DMARC quando necessario). Se la posta non arriva, perdi lead. E i lead persi non fanno rumore: spariscono.

Checklist rapida prima di firmare

Usala come promemoria operativo:

  1. Dominio intestato a te o alla tua azienda, email di recupero tua.
  2. Hosting identificato, con accessi recuperabili e piano chiaro.
  3. Utente amministratore del sito intestato a te.
  4. Account GA4, GTM, Search Console, Ads di tua proprietà; il professionista lavora come collaboratore.
  5. Preventivo con deliverable, tempi, revisioni, esclusioni, costi extra.
  6. Regole su proprietà di contenuti, licenze, creatività e consegna a fine rapporto.
  7. Piano di backup e ripristino documentato.
  8. Tracciamento conversioni definito prima di investire budget.
  9. Reportistica con KPI utili, non solo numeri “di vetrina”.
  10. Canale di comunicazione e processo di approvazione concordati.

Questo articolo contiene link sponsorizzati

Informablog
Panoramica privacy

Questa web utilizza cookies in modo tale da poter migliorare l'esperienza dell'utente. Le informazioni relative ai cookies sono salvate nel tuo navigatore e servono per riconoscerti quando torni a visitare il nostro sito. La finalità è quella di far sapere quali sono le sezioni del sito più interessanti per le persone che lo visitano.