EU Inc.: la battaglia delle startup europee arriva a Bruxelles

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EU Inc., la proposta di forma societaria unica europea, non nasce nei corridoi di Bruxelles, ma nell’ecosistema startup europeo, dalla frustrazione di founder e investitori che possono vendere un prodotto in tutto il mercato unico, ma devono ancora attraversare regole societarie, registri e prassi differenti ogni volta che raccolgono capitale, assumono persone o aprono una sede in un altro Paese.

Il 14 ottobre 2024 una coalizione di imprenditori e investitori tech lancia un appello per creare una forma societaria paneuropea: un’entità unica, opzionale e riconoscibile in tutti gli Stati membri. La mobilitazione riunisce fin dall’inizio figure di primo piano dell’imprenditoria e degli investimenti tech, insieme ad alcuni dei principali fondi, acceleratori e hub dell’innovazione europei. L’obiettivo dichiarato è trasformare molti ecosistemi nazionali ancora separati in un unico ecosistema europeo.

La campagna si inserisce in un momento politico favorevole. Nel 2024 i rapporti di Enrico Letta sul mercato unico e di Mario Draghi sulla competitività europea avevano indicato la frammentazione normativa tra gli ostacoli alla crescita delle imprese innovative. L’appello EU Inc. prende quell’indicazione e la trasforma in una richiesta operativa: non un’altra misura nazionale per startup, ma un “28° regime” comune da affiancare ai ventisette ordinamenti esistenti.

Da una lettera aperta a 26.000 sostenitori

Quella che parte come una lettera aperta diventa una campagna europea. Founder, investitori, operatori, avvocati ed esperti di policy lavorano a una proposta condivisa e raccolgono più di 26.000 adesioni nei 27 Paesi dell’Unione. Il gruppo si definisce un progetto “della startup community, per la startup community”: un piccolo team centrale sostenuto da una rete molto più ampia, con l’ambizione di portare nel processo legislativo l’esperienza di chi crea e finanzia imprese tecnologiche.

Uno dei punti cruciali è aprire, velocemente e digitalmente, società già in partenza “europee”. Ma non è tutto qui. La richiesta comprende procedure di investimento standard, operazioni transfrontaliere più semplici, stock option utilizzabili in tutta Europa e dati societari leggibili allo stesso modo da investitori, banche e amministrazioni. In altre parole, EU Inc. viene immaginata come un’infrastruttura per far circolare capitale, talenti e imprese nel mercato unico con meno attrito.

La proposta arriva a Bruxelles

Il 18 marzo 2026 la Commissione europea presenta una proposta legislativa per EU Inc., riconoscendo di fatto il tema sollevato dall’ecosistema. Il testo introduce un quadro societario opzionale e digitale, con costituzione entro 48 ore, costo massimo di 100 euro, invio delle informazioni secondo il principio “once only” e regole comuni per momenti centrali della vita di un’impresa, dalla raccolta di capitale al trasferimento delle quote.

Il passaggio dalla campagna alla legge cambia però la natura della partita. L’idea iniziale deve ora attraversare il confronto tra Parlamento europeo e Stati membri, dove interessi nazionali e categorie professionali possono modificare i meccanismi più delicati. Per questo, a settembre, la community di EU Inc. ha rilanciato la mobilitazione chiedendo che il testo non venga ridotto a ventisette versioni nazionali dello stesso contenitore.

I cinque punti difesi dall’ecosistema tech

Founder e investitori hanno indicato cinque condizioni da preservare: libertà di scegliere lo Stato di registrazione, accesso al regime senza soglie arbitrarie, registro centrale europeo, stock option standardizzate e applicazione delle regole fiscali e del lavoro nel luogo in cui persone e attività sono realmente localizzate.

Questi elementi vanno letti come un sistema: eliminarne uno rischia di indebolire anche gli altri e di riportare il nuovo standard dentro le logiche dei singoli ordinamenti nazionali.

Il registro centrale è uno dei passaggi più rilevanti per l’economia digitale. Una fonte europea unica, costruita su dati armonizzati, renderebbe più semplici le verifiche societarie, la lettura della titolarità effettiva e i controlli KYC. Un portale che si limita a interrogare ventisette registri nazionali continuerebbe invece a dipendere da formati, credenziali, tempi di aggiornamento e qualità differenti.

Anche le stock option toccano un problema tipico delle startup. Le imprese innovative competono per profili internazionali senza poter sempre offrire le retribuzioni delle grandi aziende. Un quadro europeo più uniforme per la partecipazione dei dipendenti al capitale renderebbe più semplice costruire team distribuiti e trattenere talenti, evitando che il trattamento cambi radicalmente da un Paese all’altro.

Costituzione societaria digitale ed “europea”

EU Inc. introduce un regime societario opzionale e comune ai 27 Stati membri: consente di costituire online una società in 48 ore, con un costo massimo di 100 euro e regole armonizzate per la governance, le operazioni sul capitale e la mobilità transfrontaliera. Si affianca alle forme societarie nazionali, senza sostituirle. Il confronto con l’Italia parte quindi dalle condizioni in cui oggi nasce un’impresa.

Giovanni Toffoletto, founder e CEO di LexDo.it ed esperto di costituzione societaria digitale, inquadra così il problema: “In Europa, questo standard manca e nessun Paese europeo offre un’alternativa equivalente. Ventisette Paesi, ventisette diritti societari, ventisette modi di costituire, gestire e sciogliere un’impresa. Spesso con costi e tempi fuori scala”.

Sulla proposta, Toffoletto dice: “EU Inc. introduce un ventottesimo regime societario opzionale. I tratti essenziali: costituzione interamente digitale in meno di 48 ore, costo massimo di 100 euro, comunicazione unica a tutte le amministrazioni competenti, governance armonizzata e un registro digitale europeo centralizzato operativo entro il 2030. L’obiettivo è che l’intero ciclo di vita societario, dalla nascita alla chiusura, si svolga secondo regole uniformi, indipendentemente dallo Stato membro di registrazione”.

Il punto è che la nuova forma europea e la modernizzazione delle Srl devono procedere insieme. “EU Inc., se implementata bene, sarà un passo nella direzione giusta. Ma resta un’opzione aggiuntiva, non un sostituto: la grande maggioranza delle imprese italiane continuerà a nascere come Srl”, spiega Toffoletto.

Il punto di vista dell’ecosistema italiano

Per l’ecosistema italiano, la posta in gioco non è soltanto rendere più veloce la registrazione di una società. Giorgio Ciron, direttore di InnovUp, l’Associazione che rappresenta la filiera dell’innovazione italiana, spiega: “Non sono una lista di richieste indipendenti. Sono l’architettura minima che separa uno standard comune da un ulteriore livello amministrativo sovrapposto a quelli esistenti”.

Il punto di vista dei founder italiani porta il dibattito sul terreno dell’operatività. Bruno Reggiani, co-founder e COO di Tot, scrive: “Da founder italiano, mi riconosco nella posizione espressa dalla lettera e nel fronte comune costruito da chi guida startup e scaleup in diversi Paesi europei. Le cinque condizioni indicate sono parti di una stessa promessa: chi sceglie EU Inc. deve poter contare su un’identità societaria riconoscibile in tutta l’Unione, raccogliere capitale, aprire rapporti bancari, assumere persone e gestire la governance senza ricostruire la società da capo a ogni confine. La rapidità della costituzione conta, ma è solo il primo passaggio di questa esperienza europea”.

Il contributo italiano mette così insieme due livelli: la difesa di uno standard europeo completo e la verifica del suo funzionamento nella vita concreta delle imprese.

La prova decisiva sarà l’adozione

La storia di EU Inc. è già una notizia per l’ecosistema tech europeo: una richiesta nata dal basso è passata in meno di due anni da una lettera aperta a una proposta della Commissione. Il risultato finale, tuttavia, non si misurerà soltanto nell’approvazione di un regolamento.

EU Inc. funzionerà se founder e investitori la considereranno più semplice e prevedibile delle alternative nazionali, se banche e professionisti sapranno riconoscerla senza ricostruirne ogni volta la struttura e se le amministrazioni useranno dati comuni e aggiornati. Se i punti centrali verranno indeboliti nel negoziato, il rischio è ottenere un’etichetta europea sopra processi ancora nazionali.

Per la community che ha avviato la campagna, la posta in gioco è più ampia di una procedura societaria. Significa capire se l’Europa può comportarsi come un unico ecosistema dell’innovazione: abbastanza integrato da far circolare capitali e talenti, abbastanza semplice da trattenere le imprese ad alto potenziale e abbastanza credibile da competere con Stati Uniti e altri grandi mercati tecnologici.

Articolo realizzato da Project Eleventh.

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